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Sulla dignità dell'uomo
da Pico della Mirandola alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo
con GABRIELLA FRANCHINI, MONICA BAUCO, STEFANIA STEFANIN introduzione FRANCO CARDINI interventi musicali dal vivo MICHELAGELO GAGLIANO al pianoforte
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Pico della Mirandola fu uno degli ospiti più illustri della corte di Lorenzo il Magnifico, dove sulla fine del ‘400 visse e lavorò a fianco di Angelo Poliziano e Marsilio Ficino e dove morì forse avvelenato. Di Pico della Mirandola è rimasta letteralmente proverbiale la prodigiosa memoria e la sua cultura enciclopedica, basata sullo studio della lingua ebraica, araba e caldaica, oltre che del latino e del greco. Da questa posizione privilegiata, cercò di promuovere un riavvicinamento tra le religioni cattolica, ebraica e islamica. Il “Discorso sulla dignità dell'uomo” di Pico della Mirandola è considerato il «Manifesto del Rinascimento». Scritto nel 1486, contiene infatti l'esaltazione della creatura umana, come creatura libera e capace di conoscere e dominare la realtà intera. Quando Dio creò l'uomo non volle attribuirgli solo una qualità ma preferì dotarlo di una parte di tutte le qualità. Quindi l'uomo si trova nella posizione potenziale di scegliere tra le "cose inferiori" e le "cose superiori". L'uomo è un camaleonte che può servirsi a suo piacimento e secondo le proprie necessità di una qualsiasi delle qualità che possiede. Il compito della creatura umana è di perseguire la propria compiutezza con un percorso che muove dall'autodisciplina morale, attraversa la pluralità delle immagini e del sapere, e tende alla meta più alta possibile. Ogni cultura costituisce una via diversa, ma nella sua essenza identica, per raggiungere questo fine. Di qui la possibilità e la necessità della concordia e della pace tra le culture. Uscendo dall’oscurantismo medioevale e ponendo la dignità dell’uomo al centro dell’interesse sociale, Pico apriva la strada a quel lungo e faticoso processo d’affrancamento dall’arbitrio politico, dal fondamentalismo religioso, dal dogmatismo ideologico e dal gretto individualismo che cinque secoli dopo porterà alla storica “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, di cui proprio in questi giorni ricorre il sessantesimo anniversario. In questa serata/evento, introdotta dallo storico Franco Cardini e curata dal regista Angelo Savelli, non solo verranno lette le parti salienti di questo importante e misconosciuto documento che è il “Discorso sulla dignità dell’uomo” ma servendosi del versatile contributo di tre valenti attrice quali Gabriella Franchini, Monica Bauco e Stefania Stefanin - sostenute dai commenti musicali dal vivo di Michelangelo Gagliano – l'orizzonte di questa riflessione si allargherà piacevolmente, inglobando scorrevoli testimonianze di altri autori coevi o consonanti all’esperienza di Pico della Mirandola (Dante, Boccacio, Lorenzo il Magnifico, Ficino, Poliziano, Pulci, Savonarola, Machiavelli, Vasari), per sfociare nella non scontata attualità di un sentito richiamo alla salvaguardia dei diritti dell’uomo. Era il 10 dicembre 1948, esattamente 60 anni fa, quando fu firmata a Parigi la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Questo documento storico, la cui redazione fu promossa dalle Nazioni Unite e che fa parte integrante del suo statuto, fu prodotto sull'onda dell'indignazione per le atrocità commesse nelle seconda guerra mondiale. La dichiarazione dei diritti dell'uomo è un codice etico di importanza storica fondamentale: è stato infatti il primo documento a sancire universalmente (cioè in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo) i diritti che spettano all'essere umano. Idealmente, la Dichiarazione è il punto di arrivo di un dibattito filosofico sull'etica e i diritti umani che nelle varie epoche ha visto impegnati filosofi quali John Locke, Jean-Jacques Rousseau, Voltaire, Immanuel Kant.
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